Studio Sfruttamento e Impatto delle Praterie di Fanerogame
Lo studio si propone di indagare l’evoluzione temporale e spaziale delle strategie di sfruttamento della risorsa alimentare da parte degli uccelli acquatici, in relazione alla sua disponibilità ed alle forme di disturbo presenti, tramite l’utilizzo di sistemi di cattura, sistemi telemetrici e gabbie di esclusione. Diverse specie, infatti, nel corso della stagione invernale evidenziano dinamiche di spostamento che le portano da territori di foraggiamento all’interno di aree sotto tutela, ad aree subottimali per la presenza di disturbo antropico.
L’ambiente costiero dall’alto Adriatico è caratterizzato dalla presenza di vaste praterie di fanerogame marine, frammiste ad aree prive di vegetazione che, grazie alla sensibile escursione di marea, costituiscono un habitat d’elezione per l’alimentazione degli uccelli acquatici. In particolare, le piante acquatiche rappresentano un’importante alimento per gli anatidi erbivori, mentre gli organismi bentonici presenti sulle piane di marea (velme) costituiscono una risorsa trofica fondamentale per gli uccelli limicoli.
Le praterie di fanerogame sono un habitat particolarmente rilevante, ricoprendo sia ambiti tipicamente lagunari interni che estese zone antistanti il cordone litoraneo, ed estremamente ricco sia in termini di biomassa che di biodiversità, che dà vita ad una ricca rete trofica. 5 specie sono state identificate nell’Alto Adriatico: Posidonia oceanica, Cymodocea nodosa, Zostera marina, Zostera noltii e Ruppia maritima. Lo studio di questo habitat è stato affrontato sia a livello distribuzionale che nella sua variazione stagionale, anche in relazione allo sfruttamento de parte dell’avifauna erbivora
Per determinare la superficie occupata dalle fanerogame sono stati campionati e georiferiti oltre 500 punti distribuiti sul territorio lagunare e costiero, che hanno permesso di analizzare e codificare, in ambiente GIS, le foto aeree e le immagini satellitari dell’area di studio (Fig. 1). Ciò ha consentito la compilazione di un database che ha portato, come risultato ultimo, alla creazione di una carta tematica, prima del suo genere per quest’area, della presenza delle praterie di fanerogame marine.
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| Figura 1– Fase di elaborazione della mappatura delle praterie di fanerogame. |
La messa in posa di 8 gabbie di esclusione di 3x3m in altrettante aree di riferimento di 300x300m del territorio costiero è servita a preservare una porzione di prateria da tutte le forme di impatto, ed in primis dal foraggiamento degli anatidi (Fig. 2). E’ stato così possibile effettuare mensilmente il confronto tra lo stato della prateria sottoposta a sfruttamento (esterno della gabbia) e le sue condizioni in assenza di forme di impatto (interno della gabbia). Le 8 aree sono state scelte in modo da monitorare differenti situazioni dal punto di vista della presenza di attività venatoria e di disturbo antropico, di esposizione all’escursione di marea e relativamente a differenti finalità gestionali (tutela, produttività). Parallelamente, è stato rilevato all’interno delle aree di riferimento di 300x300m il grado di utilizzo delle praterie da parte degli uccelli acquatici mediante 2 uscite al mese in differenti condizioni di marea.
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| Figura 2 – Utilizzo delle gabbie di esclusione per lo studio dello sfruttamento delle praterie di fanerogame marine |
L’importanza di questo habitat deriva anche dalle sue molteplici interazioni con l’attività umana. Basti pensare al ruolo delle praterie nel controllo dell’erosione o quale zona di nursery per pesci e invertebrati importanti nel sistema produttivo costiero. E’ stata quindi monitorata l’attività di pesca, in particolare delle specie ittiche di maggior interesse commerciale, attraverso una raccolta dati presso i mercati ittici di Grado e Marano e interviste ai pescatori.
In concomitanza ai campionamenti mirati alla componente vegetale, è stata effettuata la raccolta di frazioni bentoniche e sedimentologiche (queste ultime legate esclusivamente al velo superficiale, quindi all’analisi della sostanza organica), al fine di ottenere una risposta unitaria sulle possibilità che l’ambiente offre, a livello di risorsa trofica, alle popolazioni di uccelli acquatici presenti. Anche in questo caso, l’analisi qualitativa e quantitativa del materiale bentonico, raccolto in 5 stazioni è avvenuta con cadenza mensile.
L’importanza dell’avifauna acquatica nell’ecosistema costiero è stata analizzata attraverso 4 specie target. Il Fischione (Anas penelope) è stato scelto nel sistema “anatidi-fanerogame”, in quanto è l’anatra più abbondante durante lo svernamento, mentre il Chiurlo maggiore (Numenius arquata), la Pivieressa (Pluvialis squatarola) ed il Piovanello pancianera (Calidris alpina) in quello “limicoli-benthos”, in quanto assieme rappresentano più del 90% di tutti i limicoli svernanti in Friuli Venezia Giulia.
Censimenti mirati a quantificare la variazione mensile nella distribuzione di queste specie sono stati condotti durante i mesi di svernamento a partire dal 2005, attraverso sia censimenti da terra che transetti standardizzati lungo il tratto costiero. La stima degli animali presenti è stata riportata in un GIS, per analizzare e cartografare l’utilizzo spaziale e temporale dell’area da parte delle popolazioni presenti.
Per valutare le dinamiche di utilizzo delle aree di foraggiamento e di sosta, su alcuni individui è stata applicata la radio-telemetria. Questa tecnica consente di conoscere in qualunque istante la posizione dell’animale marcato, se presente all’interno del campo di copertura della strumentazione, tramite l’utilizzo di una ricevente e di un’antenna direzionale. Nel dettaglio, 11 Fischioni, 17 Chiurli maggiori, 21 Pivieresse e 98 Piovanelli pancianera sono stati radio-marcati durante 3 stagioni di svernamento consecutive in diverse sessioni di cattura. Il radio-tracking si è svolto per 3 giornate al mese, sia da terra che via mare, lungo il tratto costiero che va dal Golfo di Panzano alla foce del fiume Tagliamento. In ciascuna giornata, la localizzazione degli animali marcati avveniva 3 volte, durante la fase di bassa marea e durante l’alta marea precedente e quella successiva. Ciò ha permesso di calcolare le distanze tra le aree di sosta e quelle di foraggiamento, gli home range (cioè l’area utilizzata da un individuo durante le normali attività quotidiane) e, più in generale, l’utilizzo dell’habitat in base all’età degli individui ed al loro sesso, determinato su base genetica (Fig. 3).
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| Figura 3 – Esempio di home-range su base radio-telemetrica. |
Infine, è stato valutato il grado di disturbo antropico presente, in particolare per le specie cacciabili quali il Fischione, attraverso l’analisi degli abbattimenti nella stagione venatoria 2006/07. Grazie alla collaborazione di alcune Aziende Faunistico Venatorie e delle Riserve di Caccia di Grado e Marano è stata infatti creata, per la prima volta in quest’area, una mappa della distribuzione degli abbattimenti di Fischione, per classi del 4%, suddivisa per singolo sito di sparo “colegia” o zona di caccia (Fig. 4).
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| Figura 4 – Distribuzione spaziale degli abbattimenti di Fischione nella stagione 2006/2007.
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