Attività di cattura e marcatura condotta dal Dipartimento di Biologia dell'Università di Trieste
Il Dipartimento di Biologia (oggi Dipartimento di Scienze della Vita) dell’Università degli Studi di Trieste è impegnato dal maggio del 2005, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, ex-INFS), nell’attività di cattura e inanellamento finalizzata all’applicazione della radio-telemetria a 4 specie target: il Fischione (Anas penelope), l’anatide localmente più abbondante durante lo svernamento, e tre specie di limicoli, Pivieressa (Pluvialis squatarola), Chiurlo maggiore (Numenius arquata) e Piovanello pancianera (Calidris alpina), che numericamente rappresentano più del 90% dei limicoli svernanti nella zona costiera del Friuli Venezia Giulia. Per la cattura sono state utilizzate reti mist-net in 5 roost per i limicoli (Siti A, B, C, E, F in Fig. 1). Per anatidi e folaghe è stata impiegata una trappola simil-Abberton in una zona soggetta a marea nella Riserva Naturale Regionale “Foce Isonzo” (Sito B in Fig. 1; Fig. 2) e 2 trappole ad imbuto all’interno della Riserva Naturale Regionale “Valle Cavanata” (Sito D in Fig. 1). Tutti i siti utilizzati, eccetto quest’ultimo, sono esposti a marea.
Complessivamente sono stati catturati 674 individui appartenenti a 21 specie (Tab. 1). Relativamente alle specie target, nelle 3 stagioni di studio sono stati marcati con trasmittenti 11 Fischioni, 17 Chiurli maggiori, 21 Pivieresse e 98 Piovanelli pancianera. Rilevante sia dal punto di vista metodologico (primo utilizzo in Italia) sia per il successo di cattura è stata la collaborazione con l'ISPRA (ex-INFS) nell’utilizzo di una trappola cannon-net, che ha permesso di catturare, tra fine novembre e i primi di dicembre del 2007, 51 individui appartenenti a 6 specie durante 3 sessioni di cattura (su 5 complessive) (Tab. 1; Fig. 3).
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| Figura 1 – Mappa dei siti di cattura. |
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Specie
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Metodo di cattura
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Totale
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Abberton marea
(Sito B)
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Trappole a imbuto esenti marea
(Sito D)
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Mist-nets
(Siti A,B,C,E,F)
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Cannon-net
(Siti B e E)
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Pullus
(Sito F)
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Marangone dal ciuffo
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2
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2
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Fischione
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10
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1
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11
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Canapiglia
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4
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4
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Alzavola
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2
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1
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3
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Germano reale
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66
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14
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80
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Marzaiola
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2
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2
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Folaga
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47
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2
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11
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60
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Beccaccia di mare
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2
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2
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Fratino
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3
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3
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Pivieressa
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13
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9
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22
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Piovanello maggiore
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1
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1
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Gambecchio
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1
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1
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Piovanello pancianera
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359
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24
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383
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Pittima minore
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1
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1
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2
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Chiurlo maggiore
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9
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6
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15*
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Pettegola
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1
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1
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Voltapietre
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1
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1
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Gabbiano corallino
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5
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5
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Gabbiano comune
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11
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11
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Gabbiano nordico
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1
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1
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Gabbiano reale
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13
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51
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64
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Totale
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123
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23
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423
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52
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53
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674
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N° Specie
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3
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5
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15
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6
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2
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21
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Giornate con successo
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53
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15
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22
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3
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1
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94
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Giornate totali
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99
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53
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25
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5
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1
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183
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Tabella 1 – Riassunto delle catture effettuate nel periodo 2005-2008 in base ai diversi metodi utilizzati. *Altri due Chiurli maggiori marcati con le trasmittenti sono stati catturati da Kajetan Kravos e Silvano Candotto a Punta Marinetta (Sito A).
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| Figura 2 – Trappola simil-Abberton presso la Punta del Mazurin (Sito B) nella Riserva “Foce Isonzo” in fase di bassa marea. Nel riquadro in basso a destra visione della Abberton in condizioni di alta marea. |
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| Figura 3 – Alcuni momenti della cattura con le Cannon-nets alla Mula di Muggia (Dicembre 2007). |
Attività di cattura e marcatura condotta dal Dipartimento di Scienze Animali dell'Università di Udine
L’Università degli Studi di Udine ha effettuato in campo le catture per il monitoraggio dello stato nutrizionale degli animali e il rilievo dei dati metabolici.
Nell’ambiente lagunare sono state effettuate uscite di cattura impiegando tecniche diverse ai fini di marcatura. Sugli animali catturati sono stati anche effettuati alcuni rilievi per descrivere la condizione corporea mediante valutazione del grasso e del muscolo (visivo-tattile e con strumento ecografico). Inoltre negli individui le cui dimensioni ne permettevano la fattibilità sono stati prelevati campioni di sangue per le analisi dei parametri ematici.
Siti di cattura
Isola di S. Andrea
L’Isola di Sant’Andrea è una “striscia di terra” che delimita verso sud la laguna di Grado e Marano e che dal punto di vista amministrativo appartiene al territorio del Comune di Marano Lagunare, in Provincia di Udine. Essa si sviluppa con orientamento est-ovest, è lunga circa 5 chilometri ed è piuttosto stretta (in alcuni punti, infatti, non raggiunge i 200 metri di larghezza). I primi lavori effettuati sull’isola per il Progetto ANSER erano volti alla necessità di rendere questo sito adatto e facilmente fruibile per le attività di cattura e monitoraggio. A questo scopo è stato realizzato, nei pressi delle zone scelte, un box in lamiera di 3 metri per 6 metri, opportunamente mimetizzato nella pineta, atto al ricovero delle attrezzature e utilizzabile come riparo per poter lavorare anche in caso di pioggia. Sono state poi preparate e ripulite da rovi ed altri arbusti quattro aree in cui si sarebbero posizionati i transetti e qui sono stati realizzati dei fori nel terreno per inserire dei tubi di plastica lunghi circa 20 centimetri che dovevano fungere da sostegno per i pali delle reti di cattura verticali e agevolare le operazioni per il loro montaggio.
Isola della Cona – Foce dell’Isonzo
L’Isola della Cona, e più in generale la Riserva Naturale Regionale Foce dell’Isonzo, costituisce una delle aree di maggior interesse naturalistico esistenti in Italia, rappresentando una tra le zone umide più settentrionali del Mediterraneo. Quest’area rientra in un SIC (Sito di Interesse Comunitario) e in una ZPS (Zona di Protezione Speciale) individuati, rispettivamente, dalle Direttive Comunitarie “Habitat” ed “Uccelli”. La Riserva presenta, inoltre, strutture adeguate alla ricerca scientifica e allo studio delle tematiche affrontate dal Progetto ANSER. All’interno della riserva opera, infatti, da diversi anni la Stazione Biologica Isola della Cona (SBIC), che effettua catture, marcature e monitoraggi sugli animali presenti nell’area. In occasione è stato avviato un rapporto di collaborazione che ha fornito ottimo supporto logistico e scientifico.
Esiti delle catture
Nella tabella seguente è riportato il numero di animali catturati per specie utilizzando le diverse tecniche. Il metodo mist net è stato quello più efficace (32%), mentre la tecnica che prevedeva l’utilizzo delle trappole a caduta ha determinato il numero più basso di catturare.
* Gli individui di Cigno reale sono stati catturati nell’ambito del progetto "Cigno" dal personale della SBIC.
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